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in costruzione
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| Storie
dai claun a
cura dei Claun
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| Antonietta
al Gay Pride Resoconto
Salute
al mondo!
questa
settimana lascio la parola ad ANTONIETTA!
chi
è Antonietta? la mitica, fatale, coinvolgente
e buffonesca Antonietta, il partito dei Claun, che,
vincendo la propria proverbiale pigrizia, ha con entusiasmo
partecipato alla manifestazione romana del "world
pride" (questo il nome ufficiale, quello ufficioso,
molto più impattante, è "gay pride")
di sabato 8 luglio.
Perché
Antonietta qui? perché nei vari resoconti che
Antonietta ha pubblicato e pubblicherà nel
suo Link ovviamente si parla anche di ... "amore
ed emozione"!
<<Antonietta,
il partito dei Claun, deve fare autocritica. Ha disatteso
lo spirito che informa il partito più
pigro e claunesco che si conosca e sabato 8
luglio ha persino debuttato in società! In
una Roma magica, piena di colori suoni e amore, fra
musica e sole, carri e bandiere, dolci provocazioni
e migliaia di sorrisi, dietro lo striscione "Antonietta"
sfilava anche un allegro drappello di "Nasi Rossi
e cravatte variopinte". Piccolo spettacolo nel
grande spettacolo!
Anzitutto
una conferma di ciò che Ivan, mitico Presidente
del partito, ci aveva sempre raccontato: il mondo
gay è certamente molto più variegato
di quello etero! C'erano quelli in moto, vestiti con
i giubbotti in pelle, capelli rasati e borchie varie.
Settanta moto davanti al corteo. C'erano i trans della
Colombia o del Messico. Bellissime donne con costumi
improponibili, seni meravigliosi, labbra carnose,
trucchi sfolgoranti rimasti intatti, malgrado il sole
implacabile, fino a sera. Enormi e pesanti parrucche,
acconciature piene di strass e di piume di struzzo
che ornavano visi ancora freschi come rose dopo ore
di sfilata. C'erano i "femminielli", ragazzi
di strada poveri con le gambe depilate, short inguinali
e barba malrasata, corpi maschili in pose e movenze
femminili. E poi un gruppo di ragazzi vestiti con
giacca e cravatta, elegantissimi e formalissimi con
piccoli cartellini sul bavero che dicevano: "Sono
il tuo commercialista", "Sono il tuo avvocato",
"Sono il tuo consulente finanziario" e così
via. E poi decine, centinaia, migliaia di gay e lesbiche
che non potevi riconoscere se non perché, finalmente,
tenevano per mano il loro amore e ogni tanto si fermavano
a baciarlo. E ancora: migliaia di persone "normali",
a dimostrazione del fatto che non è importante
con chi tu vada a letto per essere simpatico, antipatico,
bello, brutto, intelligente o stronzo...
Che
giornata e che grande allegria tutt'intorno! E' stata
una manifestazione gioiosa, senza slogan o discorsi
seri... tutto era gioco, i cartelli, gli striscioni,
le stesse magliette che la gente indossava erano una
serie di battute una più divertente dell'altra
("visti da vicino siamo tutti un po' diversi",
"se non passeremo alla storia, passeremo alla
geografia", e decine di altri).
Antonietta
è stata corteggiata, fotografata, filmata e
persino intervistata per il tramite della meravigliosa
Federica, ormai portavoce ufficiale del partito dei
Claun: "che messaggio volete portare alla società?"
Acc ... mille le risposte che Federica avrebbe voluto
dire per tutti noi e che hanno affollato la nostra
mente! Abbiamo riso e fatto ridere per dire a tutti
di svegliarsi e guardare da vicino: da lontano con
gli occhi semichiusi si vedevano gay, lesbiche, travestiti,
culi e tette, ... ma da vicino, guardando meglio e
guardando negli occhi di ciascuno vedevamo
persone, ognuna con i suoi sentimenti, ognuna
con le sue emozioni e le sue paure, ognuna con la
sua necessità di amare ed essere amato. Ci
hanno colpito molto anche i trans e i "femminielli":
abbiamo visto la sofferenza in quegli sguardi che
finalmente uscivano dalla clandestinità, abbiamo
notato i volti segnati dalla sofferenza della trasformazione,
abbiamo letto il dolore e la violenza di corpi martoriati
da cure ormonali e interventi chirurgici ... Ciò
che una fugace apparizione televisiva può far
apparire come "patetico", lì veniva
capito, vissuto, condiviso in modo del tutto nuovo
e coinvolgente.
Guardare
oltre ... Queste riflessioni non hanno però
mai impedito di assaporare quello stupendo clima di
festa, di sorrisi, di condivisione, di espressione
libera di se stessi ... un modo a volte per noi strano
... ma sicuramente più colorato, estroso, fantasioso,
ricco ... per giocare con il proprio corpo, mostrarlo,
esaltarlo ... e molti erano veramente bei corpi...
quasi statuari per l'imponenza e la levigatezza delle
forme ... insomma veramente belli da vedere !!
E
poi ancora la gente piu' comune, i ragazzi semplici
che si amano e si tengono finalmente per mano.. forse
molti lo facevano proprio sabato per la prima volta
davanti a tutti ... Un'ultima nota folcloristica:
grande scandalo e coro di proteste ha suscitato una
coppia etero ("diversa"!!!) che in un momento
di debolezza si è lasciata andare a un abbraccio
e a un dolce bacio sulla bocca ...
In
conclusione: una grande, fortissima emozione per tutti
noi essere lì,
orgogliosi
di poter dire: io c'ero! (perché,
come ha detto Jacopo, non è che noi Claun siamo
gay ... è che quando ci innamoriamo facciamo
confusione poi non sappiamo con chi finiamo a letto!)
ClaunGabri,
ClaunFede e ClaunTutti
Grazie,
Antonietta!
Un
abbraccio a tutti da Venere
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Avviso
per tutti i claun di Antonietta
Richiesta
di intervento claunesco
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Carissimi
pinocchi vi chiedo una buona azione per un nuovo
amico claun che dopo avere conosciuto "Pecc"
si sente solo.... indovinate chi è?
Ma il caro Attilio di Bologna !!!
La
sua e-mail è attilio.selleri@libero.it
L'idea
è che tutti separatamente gli scriviamo due
righe di amici di ridere ah ahŠ
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Viva
Pecc e Attilio.. e anche le romagnole che mi stanno
suggerendo!!!
ve
le passo:
Romagnole: "ciao amiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiizi,
siamo quelle ke si muovono a gruppi di tre (basta
ke almeno una abbia la macchina) e ke sono ghiotte
di piadina mo vero!!!!! mo scrivete al buon amicoattiglio
che dopo si sente tanto felize di averci tanti amizi..."
- "e anke per ogigi abbiamo espresso il romagnol-pensiero
e posciamo scentirzi sodiscfatte vero..."
"Mo pensciavamo di fare anche noi il nostro quotidiano
telemattico che intitoleremmo "Il Resto della
Piadina - sottotitolo: chi se l'Ë finita?", il
quotidiano delle buone notizie di una volta. Tematiche
trattate:
1) zoie e dolori di noi azdore: il cappelletto e i
suoi derivati ("caplet e seitan")
2) la tombola sociale: nuove tecniche sciamanico-numerologiche
per sentirzi tutti amizi
3) le merzi dolzi: piada e nutella
4) la depurazione naturale del sangue: la zanzaroterapia
5) impacchi di alghe naturali: la mucillaggine, questa
sconosciuta (a voi, perché noi la conosciamo
bene)
6) squaquerone e rucola: coadiuvante nelle attivity
tantriche (dei poveri)
7) attivity di impegno politico-sociale: -campagna
di boicottaggio al Vitellone di riviera;
-
sfila anche tu al Pedalu Pride
-
vota il tuo Bagnino ideale
8) vatsu in adriatico: un'esperienza collettiva indimenticabile
con tanti amizi (bottiglie, alghe, pesci agonizzanti,
tedeschi)
Si azzettano sottoscrizioni e abbonamenti anche
via internette, partezipate numerosi...
ochei,
ochei, ce ne andiamo.... vi salutiamo e perdonate
questo sfogo notturno di romagnolit›
ma ribadiamo il conzetto: romagnolo Ë bello e scrivete
ad Attilio (anche se è Emiliano...) e come
dize il boun Pecc:
"BEATI COLORO CHE SANNO RIDERE DI SE STESSI PERCHE'
NON FINIRANNO MAI DI DIVERTIRSI"
ahahahaha eheheheheheh ihihihhihihih
ohohohohohho uhuhuhuhuhhu
basta!!!
ciao
vi amiamo con tutte le nostre parti del corpo (anche
quelle piccole, che sono tante)
Fede,
Badacarry, Fraccica
p.s. a preposito, qualcuno sa dirci che ore sono???????
p.s. 2 (la vendetta) badacarry & fraccica si pentono
amaramente di essere andate via lunedì!
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Vi
è mai capitato di sentirvi dire: "Lascia
stare che lo rompi"?
Riderete a queste parole, ma è esattamente quello
che la mia mamma e stranamente tutti quelli della
mia famiglia hanno cominciato a dirmi non appena sono
riuscita ad "articolare" le "articolazioni"
ed io mi sono sempre chiesta, ma è possibile
che rompo tutto io? Oppure è normale questa frase
nel vocabolario di un bambino?! Comunque continuando
nel mio percorso di crescita questa frase si è
trasformata in "non lo fare perché non sei
capace" che barba!
Ma
allora cosa bisogna fare? Fortunatamente ho cercato
di ribellarmi a tutto ciò, riuscendoci abbastanza
bene, l'unico problema che mi accorgo di avere dopo
anni di ostruzionismo sono i sensi di colpa, più
precisamente mi posso esprimere con una frase (tanto
per cambiare): "non sono all'altezza di..."
ma bisogna continuare ancora per molto con questa
lagna?!! No!! è vero, appunto cambiamo discorso,
comunque era un'introduzione per dire che stamattina
le mie compagne di bungalow Camilla e Serena mi hanno
portato la colazione, io mi sono commossa (non l'ho
fatto vedere) e la prima domanda che mi sono fatta
era: "perché l'hanno fatto?" Ma possibile
che sono così condizionata? Soluzione finale:
"Anch'io mi merito qualcosa" Mi posso ripetere???
Alcatraz
è magica e favolosa, queste piccole cose mi
riempiono la vita e la vita è più piena
e sentita che maiò.
Grazie
a tutti.
Cinzia la "trecciona"
Risponde
Gabriella:
Piccole
cose così semplici, come una colazione a letto,
poco disturbo, un pensiero di coccolaŠ eppure ci sembra
così straordinario. Questo dovrebbe un po'
darci la misura di quanta strada ancora bisogna fare
però è molto divertente sapere che questa
strada la faremo a braccetto con un po' di gente.
Riprendo
allora un altro biglietto anonimo appiccicato sul
foglione in palestra nei giorni dal 3 all''8 dicembre
quando Antonietta è entrata in gestazione e
diceva:
Gioco
del sorriso espanso
Ogni
tre giorni bisogna regalare un sorriso. Se aderisci
al gioco aspettati una telefonata che t'impegni ad
andare ovunque tu voglia nella tua città vestito
da claun e regalare un meraviglioso sorriso. Se diffondiamo
questo alziamo le energie cosmiche e forse Andreotti
sarà sconfitto.
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IL
WALKABOUT
di
Lorenzo e Annalisa
Vorrei
raccontarvi la loro storia di semplicità e
coraggio, in giro attorno al mondo in barca a vela,
con lo stesso atteggiamento con cui la maggior parte
di noi vanno a fare la spesa al supermercato all'angolo.
Walkabout è il nome della loro barca, ispirato
ai viaggi nell'out back australiano degli aborigeni.
Potete sognare leggendo la storia raccontata direttamente
da Lorenzo e Annalisa sul sito www.top-soft.com/walkabout.
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CURRICULUM
VITAE, STUDIORUM ET ANIMAE
I
miei primi quarant'anni (ma l'ha già detto
qualcuno...?!)
Ho
visto la luce (rectius:
le lampade della sala operatoria dell'ospedale di Merano)
alle 16 e 30 del 15 settembre 1959. Sono stata molto
coccolata a Merano, a Bassano, e a Pordenone, finché,
a Rovereto, tre anni dopo ho dovuto dividere l'abbraccio
caldo della mia mamma con un piccolo esserino urlante
di nome Eleonora, che mi è stato presentato come
"Tuasorella". La presenza di Tuasorella mi
ha destabilizzato non poco, in bilico, com'ero, tra
un sano desiderio di sopprimerla fisicamente e il senso
di protezione inculcatomi dalla nostra comune genitrice.
Col passare degli anni ho capito che gli altri non possono
essere eliminati, e così ha nettamente predominato
la tendenza a occuparmi e preoccuparmi sempre di tutto
e di tutti. L'infanzia è trascorsa in un ambiente
sereno e io ero felice, sospesa tra una madre dolcissima,
coccola e comprensiva e un padre molto colto, intelligente
e a suo modo assolutamente controcorrente (secondo il
classico modello secondo cui l'affetto è di provenienza
materna e la cultura, invece, paterna: ma oltre al greco
e alla fisica mio padre ci ha insegnato che per diventare
amiche di un bimbo maschio bisognava fare a cazzotti
con lui ...) Ad ogni modo passavo per essere una bambina
molto sensibile, intelligente, affidabile pur se con
molte velleità di indipendenza, e un po' spaccaballe
nel voler avere sempre "tutto sotto controllo".
La cosa più importante per me era comunque l'accettazione
da parte degli altri, in qualsiasi relazione e all'interno
di qualsiasi rapporto. Con
l'adolescenza si scatenarono terremoti e uragani. Prima
vi furono il gruppo parrocchiale e i Focolarini. La
forte tensione che sentivo dentro di me nei confronti
dell'esterno (la ingiustizie e le contraddizioni di
quel mondo adulto nel quale stavo per entrare, la voglia
di amore che mi sembrava sempre inascoltata ... ) sembravano
trovare risposta all'interno di organizzazioni proiettate
anche molto nel sociale. Dopo cominciò l'impegno
politico (Trento, metà anni '70: avete presente?!):
collettivi, assemblee, "Radio Trento Alternativa"
(che peraltro non irradiava oltre i confini del rione
...), cortei, gruppi femministi (ma qui con un po' di
riserve perché mi apparivano troppo settari:
ero giovane, ottimista e piena di belle speranze, sempre
innamorata ... certe cose proprio non ero in grado di
capirle ...) Certo, per il greco e il latino proprio
non avevo tempo: volevo, dovevo vivere, era questa
la cosa più importante. Non la pensavano così
i miei prof. E poi ... ero diventata una "ribelle".
I genitori erano diventati ostacoli alla mia voglia
di fare, di essere (diversa da loro). A scuola rompevo
le balle come solo un diciassettenne/ diciottenne sa
fare (cioè in modo idiota!). In ogni situazione
ero sempre in prima fila, ambivo, tanto per capirci,
a portare sempre (anche metaforicamente) lo striscione
del corteo. Qualche avvertimento (credo di essere stato
l'unico caso nella storia dei licei repubblicani ad
aver beccato a settembre anche l'esame di storia dell'arte
...) ma finalmente arriva la maturità: grande
momento! Significava uscire di casa, andare all'università,
diventare finalmente grandi! E invece: trombata! Mi
danno la notizia, dico la mia prima bestemmia in pubblico
e piango circa 2 minuti e mezzo (sentivo che le circostanze
lo richiedevano: in questi casi gli altri si aspettano
sempre reazioni forti...); rifiuto la proposta dei miei
(ancora una volta eccezionali) che mi prospettano di
ripetere l'anno a Merano presso la zia, torno tra quelle
mura (che puzzavano del conservatorismo più bieco),
rompo subito i coglioni ai prof. il primo giorno di
scuola (che da quel momento mi hanno finalmente lasciato
stare ...), però provo anche a studiare ... e
scopro che non è poi tanto male ...
Adolescenza
significa anche scoperta del scesscio
(leggasi: sesso).
Avevo
poche idee ma confuse:
a)
guarda che io non te la do (sono giovane)
b)
se te la do è solo perché ti amo (sono
seria)
c)
se la do a te, hai l'esclusiva (sono scema)
Stavo
cominciando a chiedermi se l'intera questione non andasse
presa un po' più sportivamente, quando i miei
ormoni entrarono in una fibrillazione assolutamente
mai provata: avevo conosciuto lui, l'uomo dei miei primi
quarant'anni (o, meglio: degli ultimi ventidue). Da
allora è stato un meraviglioso cammino insieme,
che, nonostante tutto, non si è ancora concluso.
Ma questa è la classica "un'altra storia".
Guido
studiava a Ferrara, e per me (conseguita nel frattempo
la tanto sospirata "maturità") fu del
tutto ovvio iscrivermi lì a Giurisprudenza. Gli
anni dell'università furono meravigliosi: con
uno splendido gruppo di amici ben affiatati ho condiviso
non solo lo studio, ma soprattutto tante risate, chiacchierate,
cinema, teatro, gite al mare ... Siccome ero felice,
sparavo gli esami come una mitragliatrice e prendevo
ottimi voti (anche grazie all'insegnamento di mio padre,
che oltre al greco, alla fisica ecc. mi aveva insegnato
che quando avevo paura del prof. dovevo immaginarmelo
in mutande... J).Il
1984 fu un anno molto importante:
1.
il 23 aprile si sposò Tuasorella (lo ricordo
perché fu l'ultima volta che andai in discoteca)
2.
l'11 luglio mi laureai con 110 e lode (lo ricordo
perché non andai in discoteca)
3.
il 28 luglio partii per la Germania con una borsa
di studio (lo ricordo perché lì non
c'erano discoteche).
La
"borsa di studio" divennero quattro. Ero felice
e orgogliosa: tiravo la cinghia alla grande, ma riuscivo
a farcela da sola anche economicamente. Nel 1987 vinsi
un dottorato di ricerca a Ferrara e cominciai a capire
che probabilmente non avrei mai fatto il magistrato.
Infatti: dopo il dottorato ci fu un concorso come tecnico
laureato e dopo alcuni anni (nel '92) vinsi il concorso
per ricercatore. Ricercavo, studiavo, pensavo, scrivevo
e mi piaceva. Ne sono usciti alcuni lavori complicatissimi,
citati, come si suol dire, "dalla migliore dottrina"
(si prega di declamare a voce alta"): quando,
tempo dopo, ho provato a rileggerli non ci ho capito
un cazzo! Siccome lo stipendio di un ricercatore, soprattutto
all'inizio, è da fame, attingevo alle avare tasche
di una casa editrice giuridica correggendo bozze, facendo
traduzioni dal tedesco, coordinando le opere collettanee,
ma anche organizzando convegni. Le
cose andavano bene, anche Giulio lavorava ormai
da qualche anno (lui a Trento, però) e cominciammo
ad accarezzare l'idea di avere un figlio. Non accarezzammo
solo l'idea, e così il 7 marzo del 1992 nacque
Federico. Parlare della rivoluzione copernicana nella
vita di una donna e di una coppia quando arriva un bimbo
è assolutamente banale. Così non ne parlo.
Dico solo che, nonostante i casini, anche organizzativi,
abbiamo voluto anche Ileana. La quale Ileana, effettivamente,
ci ha combinato proprio un bel tiro! Qualche giorno
dopo il suo battesimo (aveva quasi un anno di età)
ha pensato bene di mandare un telegramma a quell'indirizzo
che solo i bimbi conoscono, il cui tenore era pressappoco
il seguente: "In occasione battesimo conosciuto
parentela tutta: molto simpatici e generosi. Affrettati!
Tua sorella Ileana". E così nove mesi dopo,
alla vigilia di Natale, è nata - qui a casa -
Angelica.
Per
evitare un secondo telegramma mi decisi di lì
a poco ad adottare uno splendido pastore tedesco (e
a prendere la pillola). La
seconda metà degli anni '90 non ha significato
solo figli. Avevo cominciato a interessarmi di New Age
(in senso molto lato), avevo seguito i corsi di Rinaldo
Lampis, i miei interessi andavano in modo sempre più
forte verso letture di tipo "esoterico". In
verità sempre più spesso mi scoprivo infelice,
e soprattutto priva di quell'entusiasmo che mi aveva
accompagnato per tutta la vita. Non capivo perché:
mi sembrava di avere davvero tutto quello che si può
chiedere alla vita: una famiglia splendida, un uomo
che si era dimostrato un padre fantastico, un lavoro
che avrebbe dovuto essere gratificante, una bella casa
... cosa era, allora, che non andava? Cominciai a innescare
quei meccanismi relazionali che avevo aborrito da sempre:
"senza di me il mondo non gira - ma come siete
stronzi a far ricadere tutto su di me". Immaginavo
che se avessi dovuto scrivere un testamento avrei spiegato
dettagliatamente che i maglioncini di lana non sono
nello stesso armadio delle calzine, che nel fare bucato
bisogna separare i bianchi dai colorati e che se un
po' di dentrificio cade nel lavandino è meglio
pulire subito sennò diventa come il cemento ...
Cominciai seriamente a chiedermi come mai stavo cadendo
anch'io in quella mediocrità che avevo sempre
disprezzato ... Il lavoro mi appariva sempre più
arido e fine a se stesso, mentre con il compagno della
mia vita i momenti di "comunicazione" delle
anime erano sempre più rari. Vivevo come se l'anima
fosse stata immersa nella nebbia. Avevo paura di confessare
a me stessa che facevo un lavoro che non mi gratificava
e che vivevo con un uomo che non amavo. Imputavo tutto
questo alla "stanchezza" (si sa, tre bambini
piccoli, dover essere sempre in giro tra Ferrara, Verona
e Pergine, la sera si è spossati, ma bisogna
fare la lavatrice e preparare i vestitini puliti per
il giorno dopo ... v. sopra!). Cominciai a mettere in
discussione il lavoro (mi trastullai per mesi, l'anno
scorso, con un improbabile progetto di "cooperativa
per il lavoro femminile"). Provai a cercare una
nuova casa.Niente.Il
resto è storia d'oggi. Una bella storia. La crisi
di lui: me ne parla subito, appena raggiunge il livello
della coscienza. Ha molto più coraggio di me,
che il livello della coscienza lo avevo già raggiunto
da un pezzo ma nascondevo la testa nella sabbia. La
sua e la mia disperazione. Non capiamo come dobbiamo
muoverci: abbiamo creduto troppo l'uno nell'altra per
mandarci a cagare, per lasciare che il rancore abbia
il sopravvento. Mi prendo qualche giorno per riflettere,
per piangere lontano da casa. Vengo ad Alcatraz. Miracolo
della comicoterapia! Non avrò risolto i miei
problemi ma piango molto meno! Quando torno lui lascia
la nave, io predispongo la scialuppa di salvataggio.
Liberarsi dalle catene conficcate nell'anima è
davvero doloroso, ma il premio è una grande libertà
interiore. Prima sembrava una vita finita, adesso è
una vita piena di opportunità. Però facciamo
fatica. E' difficile togliersi di dosso l'abitudine
alla presenza dell'altro/a. Lui torna. Riproviamo: ci
sono i bimbi. In fondo ci amiamo, no?, ci amiamo persino
nel momento in cui decidiamo "fine". Allora
possiamo stare insieme, no? No. Non funziona. Ritornano
a galla tutti i meccanismi perversi di una coppia che,
sì, forse non si lancia i coltelli ma che non
vede più l'intensità dei colori del tramonto
e il miracolo della vita. Solo l'innamoramento per un'altro/a
poteva mettere la parola fine, e così è
stato. Adesso siamo felici. Si può essere profondamente
felici anche in momenti molto dolorosi? Noi lo siamo.
E' impossibile descrivere cosa proviamo quando siamo
insieme, quando lui viene qui a "fare il papà";
sono momenti di un'intensità e profondità
emotiva per i quali non ci sono parole. Le nostre anime
vibrano insieme mentre assaporiamo sensazioni che credevamo
perdute ... che bella la libertà di saper ascoltare
e di sentirsi ascoltati, senza giudizi, senza critiche,
senza l'emozione di farsi carico delle emozioni altrui,
ma con l'emozione di condividere le emozioni altrui! Sono
certamente un claun un po' scassato per far uscire frasi
così retoriche e un po' ad effetto. Ma in tutto
questo c'è anche un bel pizzico di follia ...
che è poi il pane quotidiano dei claun... E io,
da oggi, è di questo pane che voglio nutrirmi.
CIAO!P.S.
Questo curriculum non è tutelato dalle
leggi del copyright e appartiene al Partito dei claun.
La riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo
effettuata, non è vietata, purché
compiuta secondo lo spirito che illumina Antonietta.
A
proposito dei claun: mi sto dilettando a individuare
il "decalogo del claun" (e qui claun - almeno
per il momento! - vuole dire solo Maria Chiara)
1.
Il claun sa ascoltare
2.
Il claun si ciba anche di follia (oltre che della
cucina di Angelica)
3.
l'anima del claun è come un tazebao: tutti
gli altri claun la possono leggere
4.
il claun parla anche di amore cosmico: ma qui si incasina
un po'
E
mi fermo qui ... il resto arriverà! Vi abbraccio
forte |
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