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Storie dai claun a cura dei Claun
Antonietta al Gay Pride Resoconto

Salute al mondo!

questa settimana lascio la parola ad ANTONIETTA!

chi è Antonietta? la mitica, fatale, coinvolgente e buffonesca Antonietta, il partito dei Claun, che, vincendo la propria proverbiale pigrizia, ha con entusiasmo partecipato alla manifestazione romana del "world pride" (questo il nome ufficiale, quello ufficioso, molto più impattante, è "gay pride") di sabato 8 luglio.

Perché Antonietta qui? perché nei vari resoconti che Antonietta ha pubblicato e pubblicherà nel suo Link ovviamente si parla anche di ... "amore ed emozione"!

<<Antonietta, il partito dei Claun, deve fare autocritica. Ha disatteso lo spirito che informa il partito più  pigro e claunesco che si conosca e sabato 8 luglio ha persino debuttato in società! In una Roma magica, piena di colori suoni e amore, fra musica e sole, carri e bandiere, dolci provocazioni e migliaia di sorrisi, dietro lo striscione "Antonietta" sfilava anche un allegro drappello di "Nasi Rossi e cravatte variopinte". Piccolo spettacolo nel grande spettacolo!

Anzitutto una conferma di ciò che Ivan, mitico Presidente del partito, ci aveva sempre raccontato: il mondo gay è certamente molto più variegato di quello etero! C'erano quelli in moto, vestiti con i giubbotti in pelle, capelli rasati e borchie varie. Settanta moto davanti al corteo. C'erano i trans della Colombia o del Messico. Bellissime donne con costumi improponibili, seni meravigliosi, labbra carnose, trucchi sfolgoranti rimasti intatti, malgrado il sole implacabile, fino a sera. Enormi e pesanti parrucche, acconciature piene di strass e di piume di struzzo che ornavano visi ancora freschi come rose dopo ore di sfilata. C'erano i "femminielli", ragazzi di strada poveri con le gambe depilate, short inguinali e barba malrasata, corpi maschili in pose e movenze femminili. E poi un gruppo di ragazzi vestiti con giacca e cravatta, elegantissimi e formalissimi con piccoli cartellini sul bavero che dicevano: "Sono il tuo commercialista", "Sono il tuo avvocato", "Sono il tuo consulente finanziario" e così via. E poi decine, centinaia, migliaia di gay e lesbiche che non potevi riconoscere se non perché, finalmente, tenevano per mano il loro amore e ogni tanto si fermavano a baciarlo. E ancora: migliaia di persone "normali", a dimostrazione del fatto che non è importante con chi tu vada a letto per essere simpatico, antipatico, bello, brutto, intelligente o stronzo...

Che giornata e che grande allegria tutt'intorno! E' stata una manifestazione gioiosa, senza slogan o discorsi seri... tutto era gioco, i cartelli, gli striscioni, le stesse magliette che la gente indossava erano una serie di battute una più divertente dell'altra ("visti da vicino siamo tutti un po' diversi", "se non passeremo alla storia, passeremo alla geografia", e decine di altri).

Antonietta è stata corteggiata, fotografata, filmata e persino intervistata per il tramite della meravigliosa Federica, ormai portavoce ufficiale del partito dei Claun: "che messaggio volete portare alla società?" Acc ... mille le risposte che Federica avrebbe voluto dire per tutti noi e che hanno affollato la nostra mente! Abbiamo riso e fatto ridere per dire a tutti di svegliarsi e guardare da vicino: da lontano con gli occhi semichiusi si vedevano gay, lesbiche, travestiti, culi e tette, ... ma da vicino, guardando meglio e guardando negli occhi di ciascuno vedevamo persone, ognuna con i suoi sentimenti, ognuna con le sue emozioni e le sue paure, ognuna con la sua necessità di amare ed essere amato. Ci hanno colpito molto anche i trans e i "femminielli": abbiamo visto la sofferenza in quegli sguardi che finalmente uscivano dalla clandestinità, abbiamo notato i volti segnati dalla sofferenza della trasformazione, abbiamo letto il dolore e la violenza di corpi martoriati da cure ormonali e interventi chirurgici ... Ciò che una fugace apparizione televisiva può far apparire come "patetico", lì veniva capito, vissuto, condiviso in modo del tutto nuovo e coinvolgente.

Guardare oltre ... Queste riflessioni non hanno però mai impedito di assaporare quello stupendo clima di festa, di sorrisi, di condivisione, di espressione libera di se stessi ... un modo a volte per noi strano ... ma sicuramente più colorato, estroso, fantasioso, ricco ... per giocare con il proprio corpo, mostrarlo, esaltarlo ... e molti erano veramente bei corpi... quasi statuari per l'imponenza e la levigatezza delle forme ... insomma veramente belli da vedere !!

E poi ancora la gente piu' comune, i ragazzi semplici che si amano e si tengono finalmente per mano.. forse molti lo facevano proprio sabato per la prima volta davanti a tutti ... Un'ultima nota folcloristica: grande scandalo e coro di proteste ha suscitato una coppia etero ("diversa"!!!) che in un momento di debolezza si è lasciata andare a un abbraccio e a un dolce bacio sulla bocca ...

In conclusione: una grande, fortissima emozione per tutti noi essere lì,  orgogliosi di poter dire: io c'ero! (perché, come ha detto Jacopo, non è che noi Claun siamo gay ... è che quando ci innamoriamo facciamo confusione poi non sappiamo con chi finiamo a letto!)

ClaunGabri, ClaunFede e ClaunTutti

 

Grazie, Antonietta!

Un abbraccio a tutti da Venere


Avviso per tutti i claun di Antonietta

Richiesta di intervento claunesco

 

Carissimi pinocchi vi chiedo una buona azione per un nuovo amico claun che dopo avere conosciuto "Pecc" si sente solo.... indovinate chi è?
Ma il caro Attilio di Bologna !!! 

La sua e-mail è attilio.selleri@libero.it

L'idea è che tutti separatamente gli scriviamo due righe di amici di ridere ah ahŠ

Viva Pecc e Attilio.. e anche le romagnole che mi stanno suggerendo!!! 

ve le passo:


Romagnole: "ciao amiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiizi, siamo quelle ke si muovono a gruppi di tre (basta ke almeno una abbia la macchina) e ke sono ghiotte di piadina mo vero!!!!! mo scrivete al buon amicoattiglio che dopo si sente tanto felize di averci tanti amizi..." - "e anke per ogigi abbiamo espresso il romagnol-pensiero e posciamo scentirzi sodiscfatte vero..."
"Mo pensciavamo di fare anche noi il nostro quotidiano telemattico che intitoleremmo "Il Resto della Piadina - sottotitolo: chi se l'Ë finita?", il quotidiano delle buone notizie di una volta. Tematiche trattate:
1) zoie e dolori di noi azdore: il cappelletto e i suoi derivati ("caplet e seitan")
2) la tombola sociale: nuove tecniche sciamanico-numerologiche per sentirzi tutti amizi
3) le merzi dolzi: piada e nutella
4) la depurazione naturale del sangue: la zanzaroterapia
5) impacchi di alghe naturali: la mucillaggine, questa sconosciuta (a voi, perché noi la conosciamo bene)
6) squaquerone e rucola: coadiuvante nelle attivity tantriche (dei poveri)
7) attivity di impegno politico-sociale:  -campagna di boicottaggio al Vitellone di riviera;
                                                     - sfila anche tu al Pedalu Pride
                                                     - vota il tuo Bagnino ideale
8) vatsu in adriatico: un'esperienza collettiva indimenticabile con tanti amizi (bottiglie, alghe, pesci agonizzanti, tedeschi)

Si azzettano sottoscrizioni e abbonamenti anche via internette, partezipate numerosi...

ochei, ochei, ce ne andiamo.... vi salutiamo e perdonate questo sfogo notturno di romagnolit›
ma ribadiamo il conzetto: romagnolo Ë bello e scrivete ad Attilio (anche se è Emiliano...) e come dize il boun Pecc:
"BEATI COLORO CHE SANNO RIDERE DI SE STESSI PERCHE' NON FINIRANNO MAI DI DIVERTIRSI"
ahahahaha     eheheheheheh   ihihihhihihih ohohohohohho    uhuhuhuhuhhu
basta!!!
ciao
vi amiamo con tutte le nostre parti del corpo (anche quelle piccole, che sono tante)

Fede, Badacarry, Fraccica
p.s. a preposito, qualcuno sa dirci che ore sono???????
p.s. 2 (la vendetta) badacarry & fraccica si pentono amaramente di essere andate via lunedì!

Vi è mai capitato di sentirvi dire: "Lascia stare che lo rompi"?
Riderete a queste parole, ma è esattamente quello che la mia mamma e stranamente tutti quelli
della mia famiglia hanno cominciato a dirmi non appena sono riuscita ad "articolare" le "articolazioni" ed io mi sono sempre chiesta, ma è possibile che rompo tutto io? Oppure è normale questa frase nel vocabolario di un bambino?! Comunque continuando nel mio percorso di crescita questa frase si è trasformata in "non lo fare perché non sei capace" che barba!

Ma allora cosa bisogna fare? Fortunatamente ho cercato di ribellarmi a tutto ciò, riuscendoci abbastanza bene, l'unico problema che mi accorgo di avere dopo anni di ostruzionismo sono i sensi di colpa, più precisamente mi posso esprimere con una frase (tanto per cambiare): "non sono all'altezza di..." ma bisogna continuare ancora per molto con questa lagna?!! No!! è vero, appunto cambiamo discorso, comunque era un'introduzione per dire che stamattina le mie compagne di bungalow Camilla e Serena mi hanno portato la colazione, io mi sono commossa (non l'ho fatto vedere) e la prima domanda che mi sono fatta era: "perché l'hanno fatto?" Ma possibile che sono così condizionata? Soluzione finale: "Anch'io mi merito qualcosa" Mi posso ripetere???

Alcatraz è magica e favolosa, queste piccole cose mi riempiono la vita e la vita è più piena e sentita che maiò.

Grazie a tutti.
Cinzia la "trecciona"

 

Risponde Gabriella: 

Piccole cose così semplici, come una colazione a letto, poco disturbo, un pensiero di coccolaŠ eppure ci sembra così straordinario. Questo dovrebbe un po' darci la misura di quanta strada ancora bisogna fare però è molto divertente sapere che questa strada la faremo a braccetto con un po' di gente.

Riprendo allora un altro biglietto anonimo appiccicato sul foglione in palestra nei giorni dal 3 all''8 dicembre quando Antonietta è entrata in gestazione e diceva:

Gioco del sorriso espanso

Ogni tre giorni bisogna regalare un sorriso. Se aderisci al gioco aspettati una telefonata che t'impegni ad andare ovunque tu voglia nella tua città vestito da claun e regalare un meraviglioso sorriso. Se diffondiamo questo alziamo le energie cosmiche e forse Andreotti sarà sconfitto.


IL WALKABOUT

di Lorenzo e Annalisa

 

Vorrei raccontarvi la loro storia di semplicità e coraggio, in giro attorno al mondo in barca a vela, con lo stesso atteggiamento con cui la maggior parte di noi vanno a fare la spesa al supermercato all'angolo. Walkabout è il nome della loro barca, ispirato ai viaggi nell'out back australiano degli aborigeni. Potete sognare leggendo la storia raccontata direttamente da Lorenzo e Annalisa sul sito www.top-soft.com/walkabout.


CURRICULUM VITAE, STUDIORUM ET ANIMAE

I miei primi quarant'anni (ma l'ha già detto qualcuno...?!)

 

Ho visto la luce (rectius: le lampade della sala operatoria dell'ospedale di Merano) alle 16 e 30 del 15 settembre 1959. Sono stata molto coccolata a Merano, a Bassano, e a Pordenone, finché, a Rovereto, tre anni dopo ho dovuto dividere l'abbraccio caldo della mia mamma con un piccolo esserino urlante di nome Eleonora, che mi è stato presentato come "Tuasorella". La presenza di Tuasorella mi ha destabilizzato non poco, in bilico, com'ero, tra un sano desiderio di sopprimerla fisicamente e il senso di protezione inculcatomi dalla nostra comune genitrice. Col passare degli anni ho capito che gli altri non possono essere eliminati, e così ha nettamente predominato la tendenza a occuparmi e preoccuparmi sempre di tutto e di tutti. L'infanzia è trascorsa in un ambiente sereno e io ero felice, sospesa tra una madre dolcissima, coccola e comprensiva e un padre molto colto, intelligente e a suo modo assolutamente controcorrente (secondo il classico modello secondo cui l'affetto è di provenienza materna e la cultura, invece, paterna: ma oltre al greco e alla fisica mio padre ci ha insegnato che per diventare amiche di un bimbo maschio bisognava fare a cazzotti con lui ...) Ad ogni modo passavo per essere una bambina molto sensibile, intelligente, affidabile pur se con molte velleità di indipendenza, e un po' spaccaballe nel voler avere sempre "tutto sotto controllo". La cosa più importante per me era comunque l'accettazione da parte degli altri, in qualsiasi relazione e all'interno di qualsiasi rapporto. Con l'adolescenza si scatenarono terremoti e uragani. Prima vi furono il gruppo parrocchiale e i Focolarini. La forte tensione che sentivo dentro di me nei confronti dell'esterno (la ingiustizie e le contraddizioni di quel mondo adulto nel quale stavo per entrare, la voglia di amore che mi sembrava sempre inascoltata ... ) sembravano trovare risposta all'interno di organizzazioni proiettate anche molto nel sociale. Dopo cominciò l'impegno politico (Trento, metà anni '70: avete presente?!): collettivi, assemblee, "Radio Trento Alternativa" (che peraltro non irradiava oltre i confini del rione ...), cortei, gruppi femministi (ma qui con un po' di riserve perché mi apparivano troppo settari: ero giovane, ottimista e piena di belle speranze, sempre innamorata ... certe cose proprio non ero in grado di capirle ...) Certo, per il greco e il latino proprio non avevo tempo: volevo, dovevo vivere, era questa la cosa più importante. Non la pensavano così i miei prof. E poi ... ero diventata una "ribelle". I genitori erano diventati ostacoli alla mia voglia di fare, di essere (diversa da loro). A scuola rompevo le balle come solo un diciassettenne/ diciottenne sa fare (cioè in modo idiota!). In ogni situazione ero sempre in prima fila, ambivo, tanto per capirci, a portare sempre (anche metaforicamente) lo striscione del corteo. Qualche avvertimento (credo di essere stato l'unico caso nella storia dei licei repubblicani ad aver beccato a settembre anche l'esame di storia dell'arte ...) ma finalmente arriva la maturità: grande momento! Significava uscire di casa, andare all'università, diventare finalmente grandi! E invece: trombata! Mi danno la notizia, dico la mia prima bestemmia in pubblico e piango circa 2 minuti e mezzo (sentivo che le circostanze lo richiedevano: in questi casi gli altri si aspettano sempre reazioni forti...); rifiuto la proposta dei miei (ancora una volta eccezionali) che mi prospettano di ripetere l'anno a Merano presso la zia, torno tra quelle mura (che puzzavano del conservatorismo più bieco), rompo subito i coglioni ai prof. il primo giorno di scuola (che da quel momento mi hanno finalmente lasciato stare ...), però provo anche a studiare ... e scopro che non è poi tanto male ...

Adolescenza significa anche scoperta del scesscio (leggasi: sesso).

Avevo poche idee ma confuse:

a) guarda che io non te la do (sono giovane)

b) se te la do è solo perché ti amo (sono seria)

c) se la do a te, hai l'esclusiva (sono scema)

Stavo cominciando a chiedermi se l'intera questione non andasse presa un po' più sportivamente, quando i miei ormoni entrarono in una fibrillazione assolutamente mai provata: avevo conosciuto lui, l'uomo dei miei primi quarant'anni (o, meglio: degli ultimi ventidue). Da allora è stato un meraviglioso cammino insieme, che, nonostante tutto, non si è ancora concluso. Ma questa è la classica "un'altra storia". Guido studiava a Ferrara, e per me (conseguita nel frattempo la tanto sospirata "maturità") fu del tutto ovvio iscrivermi lì a Giurisprudenza. Gli anni dell'università furono meravigliosi: con uno splendido gruppo di amici ben affiatati ho condiviso non solo lo studio, ma soprattutto tante risate, chiacchierate, cinema, teatro, gite al mare ... Siccome ero felice, sparavo gli esami come una mitragliatrice e prendevo ottimi voti (anche grazie all'insegnamento di mio padre, che oltre al greco, alla fisica ecc. mi aveva insegnato che quando avevo paura del prof. dovevo immaginarmelo in mutande... J).Il 1984 fu un anno molto importante:

1. il 23 aprile si sposò Tuasorella (lo ricordo perché fu l'ultima volta che andai in discoteca)

2. l'11 luglio mi laureai con 110 e lode (lo ricordo perché non andai in discoteca)

3. il 28 luglio partii per la Germania con una borsa di studio (lo ricordo perché lì non c'erano discoteche).

La "borsa di studio" divennero quattro. Ero felice e orgogliosa: tiravo la cinghia alla grande, ma riuscivo a farcela da sola anche economicamente. Nel 1987 vinsi un dottorato di ricerca a Ferrara e cominciai a capire che probabilmente non avrei mai fatto il magistrato. Infatti: dopo il dottorato ci fu un concorso come tecnico laureato e dopo alcuni anni (nel '92) vinsi il concorso per ricercatore. Ricercavo, studiavo, pensavo, scrivevo e mi piaceva. Ne sono usciti alcuni lavori complicatissimi, citati, come si suol dire, "dalla migliore dottrina"  (si prega di declamare a voce alta"): quando, tempo dopo, ho provato a rileggerli non ci ho capito un cazzo! Siccome lo stipendio di un ricercatore, soprattutto all'inizio, è da fame, attingevo alle avare tasche di una casa editrice giuridica correggendo bozze, facendo traduzioni dal tedesco, coordinando le opere collettanee, ma anche organizzando convegni. Le  cose andavano bene, anche Giulio lavorava ormai da qualche anno (lui a Trento, però) e cominciammo ad accarezzare l'idea di avere un figlio. Non accarezzammo solo l'idea, e così il 7 marzo del 1992 nacque Federico. Parlare della rivoluzione copernicana nella vita di una donna e di una coppia quando arriva un bimbo è assolutamente banale. Così non ne parlo. Dico solo che, nonostante i casini, anche organizzativi, abbiamo voluto anche Ileana. La quale Ileana, effettivamente, ci ha combinato proprio un bel tiro! Qualche giorno dopo il suo battesimo (aveva quasi un anno di età) ha pensato bene di mandare un telegramma a quell'indirizzo che solo i bimbi conoscono, il cui tenore era pressappoco il seguente: "In occasione battesimo conosciuto parentela tutta: molto simpatici e generosi. Affrettati! Tua sorella Ileana". E così nove mesi dopo, alla vigilia di Natale, è nata - qui a casa - Angelica. Per evitare un secondo telegramma mi decisi di lì a poco ad adottare uno splendido pastore tedesco (e a prendere la pillola). La seconda metà degli anni '90 non ha significato solo figli. Avevo cominciato a interessarmi di New Age (in senso molto lato), avevo seguito i corsi di Rinaldo Lampis, i miei interessi andavano in modo sempre più forte verso letture di tipo "esoterico". In verità sempre più spesso mi scoprivo infelice, e soprattutto priva di quell'entusiasmo che mi aveva accompagnato per tutta la vita. Non capivo perché: mi sembrava di avere davvero tutto quello che si può chiedere alla vita: una famiglia splendida, un uomo che si era dimostrato un padre fantastico, un lavoro che avrebbe dovuto essere gratificante, una bella casa ... cosa era, allora, che non andava? Cominciai a innescare quei meccanismi relazionali che avevo aborrito da sempre: "senza di me il mondo non gira - ma come siete stronzi a far ricadere tutto su di me". Immaginavo che se avessi dovuto scrivere un testamento avrei spiegato dettagliatamente che i maglioncini di lana non sono nello stesso armadio delle calzine, che nel fare bucato bisogna separare i bianchi dai colorati e che se un po' di dentrificio cade nel lavandino è meglio pulire subito sennò diventa come il cemento ... Cominciai seriamente a chiedermi come mai stavo cadendo anch'io in quella mediocrità che avevo sempre disprezzato ... Il lavoro mi appariva sempre più arido e fine a se stesso, mentre con il compagno della mia vita i momenti di "comunicazione" delle anime erano sempre più rari. Vivevo come se l'anima fosse stata immersa nella nebbia. Avevo paura di confessare a me stessa che facevo un lavoro che non mi gratificava e che vivevo con un uomo che non amavo. Imputavo tutto questo alla "stanchezza" (si sa, tre bambini piccoli, dover essere sempre in giro tra Ferrara, Verona e Pergine, la sera si è spossati, ma bisogna fare la lavatrice e preparare i vestitini puliti per il giorno dopo ... v. sopra!). Cominciai a mettere in discussione il lavoro (mi trastullai per mesi, l'anno scorso, con un improbabile progetto di "cooperativa per il lavoro femminile"). Provai a cercare una nuova casa.Niente.Il resto è storia d'oggi. Una bella storia. La crisi di lui: me ne parla subito, appena raggiunge il livello della coscienza. Ha molto più coraggio di me, che il livello della coscienza lo avevo già raggiunto da un pezzo ma nascondevo la testa nella sabbia. La sua e la mia disperazione. Non capiamo come dobbiamo muoverci: abbiamo creduto troppo l'uno nell'altra per mandarci a cagare, per lasciare che il rancore abbia il sopravvento. Mi prendo qualche giorno per riflettere, per piangere lontano da casa. Vengo ad Alcatraz. Miracolo della comicoterapia! Non avrò risolto i miei problemi ma piango molto meno! Quando torno lui lascia la nave, io predispongo la scialuppa di salvataggio. Liberarsi dalle catene conficcate nell'anima è davvero doloroso, ma il premio è una grande libertà interiore. Prima sembrava una vita finita, adesso è una vita piena di opportunità. Però facciamo fatica. E' difficile togliersi di dosso l'abitudine alla presenza dell'altro/a. Lui torna. Riproviamo: ci sono i bimbi. In fondo ci amiamo, no?, ci amiamo persino nel momento in cui decidiamo "fine". Allora possiamo stare insieme, no? No. Non funziona. Ritornano a galla tutti i meccanismi perversi di una coppia che, sì, forse non si lancia i coltelli ma che non vede più l'intensità dei colori del tramonto e il miracolo della vita. Solo l'innamoramento per un'altro/a poteva mettere la parola fine, e così è stato. Adesso siamo felici. Si può essere profondamente felici anche in momenti molto dolorosi? Noi lo siamo. E' impossibile descrivere cosa proviamo quando siamo insieme, quando lui viene qui a "fare il papà"; sono momenti di un'intensità e profondità emotiva per i quali non ci sono parole. Le nostre anime vibrano insieme mentre assaporiamo sensazioni che credevamo perdute ... che bella la libertà di saper ascoltare e di sentirsi ascoltati, senza giudizi, senza critiche, senza l'emozione di farsi carico delle emozioni altrui, ma con l'emozione di condividere le emozioni altrui! Sono certamente un claun un po' scassato per far uscire frasi così retoriche e un po' ad effetto. Ma in tutto questo c'è anche un bel pizzico di follia ... che è poi il pane quotidiano dei claun... E io, da oggi, è di questo pane che voglio nutrirmi. CIAO!P.S. Questo curriculum non è tutelato dalle leggi del copyright e appartiene al Partito dei claun. La riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, non è vietata, purché compiuta secondo lo spirito che illumina Antonietta.

 

A proposito dei claun: mi sto dilettando a individuare il "decalogo del claun" (e qui claun - almeno per il momento! - vuole dire solo Maria Chiara)

1. Il claun sa ascoltare

2. Il claun si ciba anche di follia (oltre che della cucina di Angelica)

3. l'anima del claun è come un tazebao: tutti gli altri claun la possono leggere

4. il claun parla anche di amore cosmico: ma qui si incasina un po'

E mi fermo qui ... il resto arriverà! Vi abbraccio forte